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Agricoltura, Caccia e Pesca - 03/02/2016 13:14

Emergenza ungulati: il dibattito in Consiglio

Gli interventi di Irene Galletti (M5S), Tommaso Fattori (Sì), Roberto Salvini (Lega Nord), Paolo Sarti (Sì) e Simone Bezzini (Pd)

Firenze – Di legge “inservibile”, che tra tre anni vedrà la Toscana ritrovarsi con lo stesso problema non risolto”, parla Irene Galletti (Movimento 5 stelle). “Mi faccio anche portavoce di quella che è una sensibilità sulla materia e un approccio che è proprio del Movimento 5 Stelle. Abbiamo molte contrarietà, nei confronti della caccia abbiamo una forte sensibilità animalista. Questa legge-obiettivo è fatta espressamente ad uso e consumo della caccia e dei cacciatori. Ci sono tutte le evidenze – prosegue Irene Galletti – all’interno dell’articolato: sosteniamo la nostra posizione con 15 emendamenti su 19 articoli. Non rinneghiamo che ci sia un problema legato ai danni alle attività economiche, prima di tutto l’agricoltura, ma le misurazioni della popolazione animale si basano, ed è la prima volta, sui dati dell’incidentistica stradale. I dati più attuali basati sui rilevamenti diretti risalgono invece al 2012/13, sembrano un po’ vecchi. Mi spiace dirlo, ma gli agricoltori continueranno ad avere il problema, con questa legge siamo ben lontani dalla soluzione, mentre la Toscana diventerà una enorme piazza per le battute di caccia, con 150mila capi di bestiame sterminati, in funzione di quella che dovrebbe essere una gestione ambientale e invece alimenterà il business della filiera delle carni di cinghiale”.
Fortemente contraria anche la posizione di Sì-Toscana a sinistra, espressa in Aula dal capogruppo Tommaso Fattori, che parla di “proposta di legge inemendabile. Sbagliata nella filosofia di fondo e che ha visto le associazioni ambientaliste di fatto escluse dal momento di ascolto fortunatamente organizzato dal presidente della commissione Anselmi, che, però, rispetto a quanto sarebbe stato necessario è troppo poco”. Una legge “molto pericolosa e con un sapore vagamente estremista, nella ferocia con cui affronta il tema del rapporto con gli animali”, aggiunge Fattori, che prospetta tre risultati: “Rendere invivibili i nostri boschi, aumentare il numero delle vittime e dei feriti negli incidenti di caccia, aumentare il numero degli animali uccisi, senza però ridurre il numero complessivo degli ungulati nei nostri boschi. Una vera e propria deregulation, con la creazione di una filiera ad hoc”. Sulle vittime di incidenti di caccia: “La caccia in Toscana fa più vittime della criminalità organizzata: nella stagione scorsa, undici tra morti e feriti. E ai cacciatori si vuole affidare la soluzione di un problema che hanno creato loro, con l’introduzione di specie non autoctone. Serviva, invece, una vera alleanza con il mondo degli agricoltori e degli allevatori, cui affidare una gestione non cruenta degli ungulati. Recinzioni, utilizzo di disincentivi di tipo olfattivo o ormonale, contraccezione: questi altri metodi, più efficaci e non cruenti, per ridurre la popolazione degli ungulati, metodi che vengono adottati in gran parte dell’Europa”.
Di parere opposto il consigliere della Lega Nord, Roberto Salvini, che si dice “allibito per le cose che ho sentito dire in quest’aula, ora che siamo vicini all’approvazione della legge, mentre nessuno ha mai proposto niente. E sono i parchi gestiti da ambientalisti, come l’Arcipelago toscano o il parco di San Rossore Migliarino, a produrre il maggior numero di ungulati: sfornano mille e trecento capi ogni anno. I danni crescono anno dopo anno, non si producono più cereali, non si semina più granturco da nessuna parte”. “Non è una legge sulla caccia”, prosegue Salvini, “si tende a riportare la fauna degli ungulati ai livelli europei e del resto d’Italia. Bisogna vedere la realtà per quello che è, bisogna tutelare l’agricoltura: diamo fino a 50mila euro ai nostri giovani per fargli intraprendere attività agricole e dobbiamo tutelarli, farli guadagnare dal proprio lavoro, sviluppare le nostre eccellenze. Bisogna ragionare nella logica, ricreare un equilibrio e riportare in equilibrio la popolazione degli ungulati. Questa legge è una soluzione, chi ne ha una migliore la presenti”.
Anche secondo Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra) “la soluzione è spostare l’obiettivo della legge sull’agricoltura. La legge avrebbe dovuto rivolgersi agli agricoltori. E ci si deve chiedere perché siamo arrivati a questo punto. Gli ibridati sono stati introdotti dai cacciatori. Si dovrebbero usare disincentivi, mentre così la Toscana diventerà un campo di battaglia, piena di jeep e fucili”.
Il consigliere Simone Bezzini (Pd) invita a “portare la discussione più sui contenuti della legge, partendo dal fatto che il sovrannumero degli ungulati è di livello europeo, lo squilibrio ha conseguenze enormi e nessuno credo abbia la bacchetta magica”. Utile concentrarsi sui “capisaldi di questa proposta di legge: vengono riperimetrate le aree vocate e le aree non vocate. Si sistematizza, diffonde e si cerca di implementare la cosiddetta caccia di selezione, che è la meno invasiva, eliminando differenziazioni nei territori. Si riprende la scalettatura dei protocolli Ispra, che diversifica in progressione la forma di caccia: la braccata è solo l’ultima soluzione, ultimo anello di una catena di interventi”. La nuova legge, conclude Bezzini, “fa un grande passo avanti anche nel percorso più adeguato alla lavorazione delle carni” e risponde ad una situazione “di natura eccezionale e credo che lo faccia con equilibrio, in coerenza con principi dell’ordinamento giuridico e anche con gli indirizzi sulla sostenibilità”.