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Politica e Istituzioni - 21/01/2016 15:44

Tortura: Giani, impegnati per riconoscimento reato

 Lettera aperta al presidente del Senato Grasso: “Chiedo a che sia ripreso l’iter parlamentare della proposta di legge”. Una battaglia di civiltà che riprende la lezione di Pietro Leopoldo. Presto altre iniziative consiliari

Firenze – “Caro Presidente, le scrivo per sostenere una battaglia di civiltà: l’introduzione nel nostro Codice penale del delitto di tortura, inspiegabilmente assente nel nostro ordinamento”. Eugenio Giani, Presidente del Consiglio regionale, presenta la sua lettera aperta alla seconda carica dello Stato e annuncia, dalla civilissima Toscana, una mobilitazione a favore dell’introduzione del reato di tortura nel codice penale. Che è poi quanto previsto in una proposta di legge attualmente ferma al Senato, dopo che il 9 aprile 2015 la Camera ha approvato il testo apportando modifiche. “A quasi un anno di distanza – scrive dunque Giani – si richiede un decisivo impulso per la ripresa dell’iter”. Confidando sul Presidente Pietro Grasso, “persona attenta e sensibile”.
 

Il clima della Festa della Toscana quest’anno ha introdotto un “crescendo di riflessioni” e “sta portando a un dibattito”. Ci sono state iniziative che hanno messo sul tavolo dati di attualità e casi di cronaca, sulla scia delle celebrazioni per l’abolizione della pena di morte, della tortura e della confisca dei beni dell’imputato, introdotte dal Granduca Pietro Leopoldo. Sono passati 230 anni da “quell’ordinamento giudiziario all’avanguardia” e “oggi siamo impegnati a rileggerlo”, dice Giani.
A oggi 103 paesi hanno abolito la pena di morte, ed è un fatto che “mentre la Toscana nel 1786 abrogò la tortura, ancora lo Stato italiano non prevede nel proprio ordinamento un reato che punisca chi se ne rende responsabile”. La proposta di legge attualmente giacente in Senato “è come si fosse impaludata”; prevede l’introduzione di due articoli nel codice penale (613 bis e 613 ter) che introducono rispettivamente il reato di tortura e quello di istigazione alla tortura.
 

Non ci sono imbarazzi possibili, afferma dunque Giani, ricordando la recentissima presentazione proprio in Consiglio della vicenda di Giuseppe Gulotta: “oggi vive in Toscana, ha fatto 22 anni in galera prima che fosse riconosciuto che il fatto di sangue che gli era stato imputato era stato commesso da altri”, e “dopo aver reso una testimonianza nei primi interrogatori e anche nelle fasi successive subendo sostanziali sevizie rimaste impunite”. Un punto che il Presidente del Consiglio regionale ribadisce anche rispondendo alle domande dei giornalisti riferite alle misure antiterrorismo: “dobbiamo calibrare bene le parole, ma è indubbio che anche nei momenti di terrorismo è giusto che debba essere previsto il reato di tortura”. Del resto, ricorda Giani, “la questione è emersa anche nella rilettura dei fatti di Genova”. Ed emerge in molte altre situazioni: “il reato di tortura deve essere attualizzato, si può estendere a molti contesti, come ad esempio per i reati di mafia o quelli contro la persona, come nei casi di femminicidio”.
 

Intanto il Presidente annuncia a breve “altre iniziative” sul tema, tra cui una prossima mozione al voto del Consiglio regionale.