conf_stampa_sanita1.jpg
Sanità e Sicurezza sociale - 28/12/2015 16:18

Lotta ai tumori: 'Si può vincere' testimonia che la malattia è curabile

Il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, ha presentato il libro insieme ai professori Maurizio Boldrini, Francesco Di Costanzo e Gianni Amunni. L'esperienza di Lucia Teresa Benetti, una paziente, che si è lasciata il cancro alle spalle

Firenze – “Occorre un ‘cambio di passo’ nel modo in cui la nostra società guarda alle malattie oncologiche. Non sono più una condanna certa alla morte, ma malattie come le altre, che si curano e possono essere vinte”. Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, presentando il volume “Si può vincere”, realizzato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). La sala Barile di palazzo Panciatichi, all’interno del percorso storico, ha ospitato la prima delle dieci tappe del tour nazionale di presentazione del libro, con le testimonianze di nove uomini e sette donne che hanno combattuto la malattia ed oggi convivono con essa. Nel testo si analizza l’evoluzione della cura dei tumori negli ultimi decenni, con approfondimenti su chirurgia, chemioterapia, terapie biologiche e radioterapia. È poi descritta la nuova era nel trattamento delle neoplasie rappresentata dall’immuno-oncologia.
In Toscana sono quasi 66mila le persone che si sono lasciate il cancro alle spalle. Questi pazienti infatti hanno ricevuto la diagnosi da almeno cinque anni e possono essere considerati guariti. Tornano ad una vita come prima, agli affetti e al loro lavoro. E sono migliaia, circa 167mila, i cittadini toscani che convivono con il tumore, spesso con una buona qualità di vita grazie a terapie sempre più efficaci.
“La nostra regione non solo può contare su un modello di sanità considerato tra i più efficienti – ha aggiunto il presidente –, ma l’attenzione e la sensibilità verso l’assistenza sociale e sanitaria fanno parte della sua identità, come dimostrano ogni giorno le tante associazione di volontariato, che operano nella raccolta fondi e nella prevenzione”.
“E’ proprio l’unione tra medici, associazioni dei pazienti ed istituzioni l’arma vincente – ha ricordato il professor Maurizio Boldrini, uno dei curatori del volume – Sono essenziali sia per la prevenzione, tenuto conto che uno stile di vita adeguato può scongiurare il 40% dei tumori, sia nella terapia”.
“Spesso i pazienti oncologici tendono a nascondersi, perché temono di essere additati. Io ho voluto guardare in faccia il tumore” – ha spiegato Lucia Teresa Benetti, a cui nel 2009 fu diagnosticato un tumore al colon – Ho annotato le paure, le ansie e le speranze. E ho avuto la fortuna d’incontrare medici e personale sanitario eccezionali. È importante per il paziente trovarsi di fronte a clinici che ti aiutano a guarire e che continuano a vedere in te una persona e non un caso o, peggio, una cartella clinica”. Un vissuto che Lucia Teresa Benetti ha voluto raccogliere in una sorta di ‘diario di bordo’, poi raccolto nel libro “Non sempre vince Golia”
“La storia di molte patologie sta cambiando in modo radicale – ha rilevato il professor Francesco Di Costanzo, direttore di oncologia medica a Careggi – Le nuove tecnologie che abbiamo a disposizione ed una conoscenza molto più approfondita delle caratteristiche di ogni singolo paziente, ci hanno permesso di raggiungere risultati importanti”. È il caso del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase avanzata, che ha rappresentato l’apripista dell’immuno-oncologia, un nuovo approccio basato sul rafforzamento del sistema immunitario contro la malattia. “Oggi il 20% dei pazienti è vivo a dieci anni ed in questi casi possiamo parlare di cronicizzazione del melanoma – ha precisato Di Costanzo – Si tratta di un risultato decisivo, visto che prima dell’arrivo di queste terapie la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%”. Questo nuovo approccio si sta rivelando efficace anche in patologie frequenti come il cancro del polmone e del rene, che ogni anno nel nostro Paese fanno registrare 41mila e 12mila 600 nuove diagnosi.
“La rete oncologica regionale, che si occupa di prevenzione, cura e ricerca, garantisce non solo equità, prossimità e appropriatezza delle cure, ma anche innovazione e sostenibilità del sistema – ha affermato il professor Gianni Amunni, direttore operativo dell’Istituto Toscano Tumori – Un sistema di accessi diffusi nel territorio consente al cittadino di entrare nei percorsi di cura direttamente nel proprio luogo di residenza e di disporre di una valutazione multidisciplinare. Per le patologie tumorali più diffuse la disponibilità di raccomandazioni cliniche condivise e il monitoraggio della reale omogeneità delle procedure permettono di garantire la gestione appropriata della malattia su tutto il territorio toscano”. Questo criterio ha fatto crescere l’intero sistema e ha consentito di raggiungere risultati importanti in termini di qualità dell’assistenza”.