banca etruria.jpg
Economia e Imprese - 01/12/2015 18:26

Banca Etruria: mozione unanime per piano salvataggio

Atto condiviso da tutta l’aula. Borghi: “Aprire tavoli di dialogo con obbligazionisti e community di risparmiatori on line” per valutare forme di garanzia per aziende e risparmiatori di Banca Etruria

Firenze – Sì unanime dell’aula alla mozione per il piano di salvataggio di Banca Etruria con sede ad Arezzo. Il testo sostitutivo proposto dal Pd è stato condiviso da tutte le forze politiche e ha preso spunto da una mozione che era stata presentata dal portavoce dell’opposizione Claudio Borghi (Lega Nord). La mozione a firma di tutti i capigruppo consiliari affronta il problema del decreto salva banche e, nello specifico nei riguardi di Banca Etruria. Il decreto ha imposto il salvataggio di Carife, Banca Marche, Carichieti e Banca Etruria ricorrendo ai fondi del sistema bancario ma anche con l’azzeramento del valore di azioni e obbligazioni di subordinate.
Il testo condiviso anche dal Pd, è “di mediazione – ha detto Borghi, che ha illustrato l’atto in Aula – e impegna la Giunta a fare il possibile per aprire tavoli di dialogo con gli obbligazionisti e con i rappresentanti della community di risparmiatori on line” al fine di “approfondire – si legge nell’atto – le problematiche relative alla vicenda, anche per valutare la possibilità di attivare forme di garanzia per le aziende e i risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni subordinate da Banca Etruria”.
La mozione impegna la Giunta regionale a farsi portavoce al Governo perché il decreto, ancora non convertito in legge venga modificato. Si chiede alla Giunta di “attivarsi nei confronti del Governo e del Parlamento affinché possano essere svolte ulteriori verifiche, a partire dal percorso parlamentare di conversione del decreto legge 183/2015 per mettere in atto tutte le azioni possibili per tutelare i piccoli risparmiatori, in particolare i sottoscrittori di obbligazioni subordinate di Banca Etruria”.
“L’aspetto più grave del decreto – ha detto Borghi – è stato quello di retroattività. A cittadini comuni che avevano azioni della loro banca popolare senza conoscere il concetto di obbligazione subordinata, sono stati asportati con decreto tutti i diritti sia societari, in quanto azionisti, sia creditizi in quanto prestatori alla banca tramite delle obbligazioni subordinate”.
“Il decreto salva banche – ha detto Gabriele Bianchi (M5S) – viola gli articoli 3 e 53 della Costituzione ossia l’uguaglianza di fronte alla legge e la proporzionalità del prelievo fiscale in ragione della capacità contributiva. Siamo di fronte ad una moltitudine di favori al sistema bancario a scapito dei piccoli risparmiatori. Il Governo e Banca d’Italia hanno mal gestito la situazione”.
La vicepresidente Lucia de Robertis (Pd) ha ringraziato l’aula per l’attenzione e “la sensibilità dimostrate nei confronti di tanti risparmiatori sia privati che aziende che avevano in questi anni investito in una banca sul territorio. Abbiamo assistito a scene di grande disperazione di chi ha creduto in una banca presente sul territorio e da sempre accanto sia ai risparmiatori che alla piccola e media impresa”.
Apprezzamento per il testo condiviso è stato espresso da Stefano Mugnai (Forza Italia) che è passato poi ad analizzare il dato politico: “Anche a voler credere alle migliori intenzioni, si è creata una frattura della fiducia dei cittadini verso le istituzioni”. “Adesso dobbiamo individuare le responsabilità – ha aggiunto Mugnai – ma credo che questo sia il momento anche delle proposte, abbiamo depositato un emendamento in Parlamento che va nella direzione di far sì che eventuali plusvalenze future siano utilizzate per tutelare i risparmiatori ‘fregati’”. Tra le proposte di Mugnai anche quella di creare un tavolo con tutti i parlamentari della Toscana per trovare una soluzione.
“Di decreto rapina che espropria i risparmiatori” ha parlato il capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, “qualcuno dovrà rispondere di questa pessima gestione – ha detto – qualcuno in questa pessima gestione si è ingrassato economicamente. La pessima gestione a volte è per incapacità, a volte per disattenzione, per superficialità. A volte la gestione è pessima per molti, ma è ottima per qualcuno, per singoli, per nicchie di potere”. Donzelli ha definito la mozione “un passo piccolo, parziale, inadeguato ma egualmente necessario. Non possiamo pensare così di aver risolto i problemi”.
“Abbiamo proposto un testo sostitutivo – ha risposto il capogruppo Pd Leonardo Marras – proprio per evitare le fronde speculative. Siamo un Paese molto fragile – ha detto Marras –. Il sistema bancario ha comunque retto la botta, ha mostrato limiti straordinari e ha mostrato che non può essere sufficiente com’è per garantire equilibrio in futuro. In questo momento bisogna mettere al centro le famiglie e i risparmiatori che hanno subito la conseguenza di quella scelta”. “Dobbiamo pretendere – ha concluso – che ci sia in sede di conversione di quel decreto la possibilità di mettere al riparo i risparmiatori”.
Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra) ha definito l’atto “un piccolo passo di altri necessari verso l’accertamento delle responsabilità, rispetto a chi ha tratto vantaggi da questa situazione sia di tipo politico che economico”. “Mi riferisco – ha aggiunto il consigliere regionale – sia al governo locale della banca, ma anche alle responsabilità di livello superiore, la Banca d’Italia che avrebbe dovuto vigilare sulla solidità dei bilanci della banca”.