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Agricoltura, Caccia e Pesca - 15/10/2014 14:24

Agriturismo e fattorie didattiche: via libera al nuovo regolamento

Parere favorevole all’unanimità da parte delle commissioni Agricoltura e Cultura riunite in seduta congiunta, con la raccomandazione di fare riferimento alla normativa vigente in materia di educazione per la prima infanzia

Firenze – Via libera all’unanimità, da parte delle commissioni Agricoltura e sviluppo rurale e Istruzione, formazione, beni e attività culturali riunite in seduta congiunta, ad alcune modifiche al regolamento di attuazione della legge “Disciplina delle attività agrituristiche e delle fattorie didattiche in Toscana”. Con l’atto si apportano alcune speficazioni alla disciplina delle attività di agriturismo, alla funzione di fattoria didattica (funzione per cui sarà creato un apposito logo che le aziende autorizzate potranno esporre) e di attività sociale nelle comunità locali.
 

Il parere favorevole delle commissioni, presiedute rispettivamente da Loris Rossetti (Pd) e Gianluca Parrini (Pd) è stato espresso con alcune raccomandazioni alla Giunta regionale: di riformulare innanzitutto alcune parti del regolamento in modo da fare riferimento, per quanto riguarda l’attività didattica nella fascia di età tra i tre mesi e i tre anni, alla legge regionale 32 del 2002 e alle diverse tipologie di servizi educativi per la prima infanzia dalla stessa previsti, “senza che risulti normata una nuova tipologia, gli agrinido”.
 
Inoltre si raccomanda alla Giunta di “prevedere un’ulteriore fattispecie per le altre fasce di età, diversificando le attività didattico ricreative, le modalità di svolgimento e il personale idoneo a seconda delle suddette fasce”. La raccomandazione, come hanno ricordato Gianluca Parrini e Daniela Lastri (Pd), nasce dalla necessità di evitare che si agisca al di fuori della normativa regionale vigente in materia di educazione per la prima infanzia. Da parte di Loris Rossetti è stata sottolineata l’esigenza di favorire la nascita, pur nel rispetto del quadro normativo, di esperienze che “in aree del territorio scarsamente popolate possono venire incontro a bisogni che, vista la scarsità dei numeri, non possono essere soddisfatti con altre soluzioni”.