Economia e Imprese - 28/07/2009 20:11

Dpef 2010: interventi per 3,5 miliardi di euro in tre anni (7)

Gli interventi di Piero Pizzi (Fi-Pdl), Marcella Amadio (An-Pdl), Vittorio Bugli (Pd), Stefania Fuscagni (Fi-Pdl), Rossella Angiolini (Fi-Pd), dell’assessore Giuseppe Bertolucci e del presidente della Giunta regionale Claudio Martini

Firenze – “Questo documento rappresenta la sostanziale prosecuzione di azioni politiche pensate quando le cose andavano bene”, osserva Piero Pizzi (Fi-Pdl). Il consigliere ha concentrato la propria attenzione sul settore agricolo, “per il quale la governance regionale non riesce a dare le risposte adeguate: realizzazione di politiche di filiera, problemi di accesso al credito, sostegno agli agriturismi: su tutti questi punti i nodi restano da sciogliere. E le 4mila domande di finanziamento del Piano di sviluppo rurale non trovano sbocco: alle aziende arrivano solo spiccioli, secondo dati forniti da Artea, al 31 marzo solo 67 milioni sugli 800 disponibili erano stati attivati e di questi, meno di dieci erano destinati alle aziende toscane.
"Il pericolo – avverte Pizzi – è quello incombente del disimpegno, mentre la Regione non riesce ad abbattere le pastoie burocratiche. In generale – conclude Pizzi – la Giunta ha tradito il principio di solidarietà, non ha definito il trasferimento delle competenze al livello locale, anzi ha optato per la moltiplicazione degli enti”.
 
Giudizio fortemente negativo esprime anche Marcella Amadio (An-Pdl), che considera “stanco e ripetitivo” il Dpef 2010, “un documento che fotografa la situazione in Toscana: una regione che invecchia, che ha il più alto tasso di disoccupazione tra regioni quali Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. La Giunta regionale non è stata capace di produrre politiche funzionali e intelligenti per le piccole e medie imprese, ha pensato contributi a pioggia, sbandiera i risultati di Apet, ma gli operatori si dichiarano scarsamente soddisfatti. Pensa piani Firenze-centrici, mentre anche le altre aree attendono interventi efficaci. Mette in atto una legge scandalosa sui clandestini, impegnando 2 milioni di euro per dare loro mense e dormitori, e conferisce titoli per l’avanzamento nelle graduatorie anche a scapito dei cittadini toscani. Un piano – chiude Amadio – irresponsabile e inefficace”.
 
Del lavoro svolto dalla Regione Toscana “potranno decidere tra non molto gli elettori”, replica Vittorio Bugli (Pd), che vede un completamento di un percorso “iniziato cinque anni fa, quando si sono introdotti elementi di dinamismo”. Decideranno “su una politica regionale che su un territorio ben governato riconosce i problemi diffusi sul piano della crescita e si prepara a rispondere a questa sfida: intervenire sulle leve della crescita senza perdere nulla dei livelli raggiunti negli altri settori e servizi”.
La sfida, aggiunge Bugli, “sarà quella di trovare le risorse necessarie, senza fare il gioco delle tre carte come sta facendo il Governo nazionale. Sarà inevitabile – aggiunge Bugli – mettere a confronto quello che sta facendo la Regione rispetto a quello che sta facendo il Governo: mentre gli altri paesi agiscono pesantemente e assicurano quel livello di intervento che solo lo Stato può portare, il Governo italiano continua a rimestare gli stessi soldi, presenta il condono quale unica, indigeribile risposta di una certa consistenza, non riesce a tenere la spesa pubblica sotto controllo”. La crisi, avverte Bugli, “andrà avanti per parecchi anni, dunque servono politiche serie e concrete, bisogna intervenire sul reddito di chi perde il lavoro, in aiuto dei precari che non hanno salario, di quei lavoratori che stanno aspettando da sei mesi i soldi della cassa integrazione". "A tutto questo – prosegue Bugli -, la Toscana risponde diversamente, con il Dpef, con la Sanità che produce prodotto interno lordo con 2,5 miliardi di investimenti dal 2008 al 2011, il 70% dei quali hanno ricaduta diretta sulle aziende toscane. E chiede maggiore flessibilità sul patto di stabilità che blocca i Comuni, i soli in grado di muovere gli investimenti strutturali indispensabili”.
 
“Qui non si parla del Dpef del Governo, ma di quello della Toscana”, obietta Stefania Fuscagni (Fi-Pdl), che denuncia “l’assenza di alcuna valutazione degli risultati ottenuti con le politiche degli ultimi anni”, e valuta l’azione della Giunta fatta di “terapie ripetute, con un analisi di priorità che non risponde alla crisi in atto e un tasso di astrattezza pericolosa”. “La Toscana è l’ultima delle prime”, aggiunge, “e non riesce a trovare la svolta, che dovrebbe necessariamente arrivare dall’innovazione. Insoddisfacenti anche le politiche per il turismo ambientale e culturale”. Il piano della Regione, chiude Stefania Fuscagni, “in generale non è all’altezza: i soldi o non ci sono o sono spesi male”.
 
Sulla stessa linea Rossella Angiolini (Fi-Pdl): “La crisi non è colpa della Toscana e neanche del Governo italiano, ma la Regione dovrebbe fornire gli strumenti giusti per contrastarla e interrompere la guerra ideologica con il Governo. Invece, apre molte sedi all’estero, poco utili alle nostre imprese, mentre tante aziende toscane chiudono”.
 
L’assessore Giuseppe Bertolucci ha difeso il documento di programmazione, rilevando “i limiti oggettivi e le risorse limitate della Regione” e la necessità “di un livello nazionale di intervento, il solo in grado di assicurare la dimensione necessaria a fronte di una crisi tanto difficile”, ha rivendicato “la coerenza di interventi tutti indirizzati ad agganciare la ripresa” e ha contestato i rilievi dell’opposizione: “I nostri limiti di spesa in questi anni sono stati determinati esclusivamente dal patto di stabilità, rispetto al quale siamo sempre arrivati al massimo possibile e lo faremo anche questa volta”. Il Dpef, ha aggiunto, “segna un forte impegno nel contenimento dell’indebitamento, come nel contrasto all’evasione fiscale”.
 
“Sarà indispensabile proseguire il confronto – avverte il presidente della Giunta regionale, Claudio Martini – perché la crisi si farà sentire in autunno: tra settembre e ottobre la situazione economica e sociale anche nella nostra regione si farà molto molto più complessa e pesante dal punto di vista occupazionale e produttivo. Ho inviato una nota anche al presidente Nencini per individuare un terreno di lavoro che vada al di là dei tradizionali appuntamenti”. Il presidente regionale rileva “qualche differenza tra i toni con cui il presidente del Consiglio descrive la crisi a livello nazionale e quelli delle stesse forze politiche quando passano all’analisi della Toscana” e chiama la maggioranza alle prossime scadenze, “in vista dell’ultimo semestre della legislatura e di un autunno che si annuncia molto complesso”.